Parliamo di fare impresa in ottica di sostenibilità e di come guardare al futuro significhi, allo stesso tempo, lavorare sull’armonia dei suoi tre fattori principali – l’ambiente, l’economia e la società- e di ispirare le persone attraverso un ambiente che incentivi talento e qualità della vita.
Francesco Malaguti:
Professore Zamagni, grazie di essere qui con noi, di dedicare questo tempo alla Camst, tra l’altro è una cooperativa che lei conosce benissimo, che ha studiato, su cui ha anche partecipato alla scrittura di un libro su di noi. Camst compie l’anno prossimo 80 anni, 80 anni di storia, che vede una cooperativa partita con 16 persone in grado di stare sul mercato nel tempo, quindi in grado di evolvere, di cambiare e di fare quello che era necessario fare per essere scelti ogni giorno da clienti e in un mercato sempre più complicato e sempre più avaro, diciamo, di valore aggiunto. Le faccio una domanda molto diretta. Quali sono secondo lei le sfide per le imprese riguardo al tema della sostenibilità?
Stefano Zamagni:
Grazie, grazie per l’invito che ho accolto con piacere. La parola sostenibilità è antica, viene cognata nel 1713 da uno studioso tedesco che si chiamava von Carlowitz, quindi non è vero
quello che molti dicono che la sostenibilità è una questione di questi tempi nostri. Quando si parla di sostenibilità bisogna sempre ricordare che tre sono le dimensioni della sostenibilità, la sostenibilità ambientale e queste la capiscono tutti; la sostenibilità economica e la sostenibilità sociale. Allora dove sta il problema? Che queste tre dimensioni della sostenibilità danno origine a quello che si chiama il trilemma politico fondamentale. Perché? Perché a tutt’oggi non esiste proposta credibile di tenere in armonia le tre dimensioni. La forma d’impresa cooperativa, è quella che è maggiormente titolata a sciogliere il trilemma, perché la forma d’impresa cooperativa dentro il suo DNA ha assieme dimensione sociale e dimensione economica. Quindi per l’impresa cooperativa non esiste il trilemma, esiste il dilemma per cui dimensione economica e sociale devono andare d’accordo con quello ambientale. Ecco allora perché oggi le imprese cooperative di successo e quelle ovviamente di una certa dimensione come è la Camst riescono a fare cose che le altre di tipo cosiddetto capitalistico non riescono a fare.
Francesco Malaguti:
È centrale il fatto che le imprese hanno veramente oggi una responsabilità, che le cooperative hanno sempre sentito sulle loro spalle, però adesso è diventato un tema un po’ di tutti. Diciamo che dall’uscita nel 2015 dei Global Goals dell’ONU, tutte le imprese hanno cominciato a fare progetti interessanti su quei 17 temi. La cooperazione però deve fare qualcosa in più, perché il senso di appartenenza delle persone all’interno della cooperativa è
stato per anni centrale, perché c’era questo bisogno di lavoro che veniva, bisogno di sentirsi in una comunità importante come era la cooperativa, però questo senso di appartenenza è
cambiato, sta cambiando. Una sfida che noi vediamo molto importante è riuscire a instaurare questo rapporto di fiducia tra l’impresa, che è centrale nella vita delle persone, e le persone. Quindi in maniera non speculativa trovare delle nuove modalità con cui i ragazzi giovani che hanno una mentalità diversa rispetto alle persone che entravano nella cooperativa nel dopoguerra, si devono sentire soddisfatte dentro un’impresa cooperativa in questo caso. Lei cosa ne pensa?
Stefano Zamagni:
Questo è il tema dei temi. Bisogna dedicare oggi più attenzione e quindi più risorse alla dimensione motivazionale. La cooperativa oggi non persegue soltanto l’obiettivo più che legittimo di creare posti di lavoro, di generare valore aggiunto, cose che sappiamo tutti e questo è legittimissimo e va fatto, ma ha due compiti in più. Il primo che è quello di creare l’amicizia civile, stabilire rapporti fiduciari vuol dire ritessere o ristabilire quelle corde che per un motivo o per l’altro sono state tagliate oppure si sono usurate. Nelle imprese dove il principio aristotelico delle amicizie civili è messo in atto, anche la produttività e l’efficienza aumentano. L’altra, direi componente che serve a rivalutare la dimensione motivazionale è la democrazia. Io non solo produco questo o quell’altro, produco quel reddito, quel valore aggiunto, ma io do il mio contributo alla valorizzazione della democrazia del mio Paese. E questa è una forza fortissima che avvertono soprattutto i giovani.
Francesco Malaguti:
Noi abbiamo chiesto alle persone, ma a questo punto siccome sono cambiate, è cambiato il mercato, è cambiato tutto, anche il pensiero delle persone verso l’impresa. Abbiamo fatto un’indagine di clima e loro ci hanno chiesto più comunicazione, più trasparenza, di essere coinvolti in maniera nuova. Quindi abbiamo realizzato un’app che si chiama “People”, appunto persone, con cui comunichiamo continuamente quello che stiamo facendo. Le cose positive ma anche le cose meno positive. Abbiamo fatto una cosa in più, siccome il consiglio di amministrazione è formato da dipendenti, non dirigenti, quindi che rappresentano veramente i territori, abbiamo creato una nuova categoria di figure, che li abbiamo chiamati “ambassador”, che vanno in giro e parlano, raccontano, spiegano, ascoltano e portano all’impresa le istanze, le necessità, le richieste delle persone. Dall’altra parte fanno un po’ di cultura, un po’ di cultura d’impresa, nel senso che a volte la distanza tra noi è troppo grande e le persone arrivano velocemente a un giudizio. Per fortuna sono entrati anche tantissimi ragazzi giovani a cui stiamo provando a spiegare, chiedere anche per loro il senso dell’impresa.
Stefano Zamagni:
L’essere umano ha bisogno di lavorare, perché attraverso il lavoro esprime il proprio potenziale di vita e realizza la propria fioritura umana. A questa dimensione corrisponde il
concetto di lavoro decente. Qual è il punto? Che ormai il concetto di lavoro giusto è acquisito, non sempre viene poi applicato nella pratica, però è difficile trovare qualcuno che oggi dica il lavoro deve essere giusto, poi non lo si fa, ma questa è un altro discorso. Mentre nessuno parla mai di lavoro decente, cioè il lavoro decente è il lavoro che completa il piano di vita delle persone. Allora se un’impresa organizza il proprio processo produttivo in maniera tale che questo avvenga, realizza esattamente la completezza del piano di vita e
allora le persone si appassionano, non c’è bisogno di fare prediche, perché vedono che quel luogo dove trascorrono due terzi del loro tempo di vita da persone adulte, è un luogo che è felicitante come si dice. Ecco allora perché in questo momento storico l’impresa cooperativa ha una missione in più rispetto a quello che ho detto prima, far vedere che è possibile stare nell’economia di mercato in una fase che si chiama di globalizzazione, di finanziazione dell’economia senza tradire la vocazione propria dell’impresa.
Francesco Malaguti:
Professore, grazie del suo tempo, dei suoi stimoli. La invitiamo il prossimo anno al festeggiamento degli 80 anni di Camst e quindi mi farò vivo molto presto.
Stefano Zamagni:
Grazie. Grazie a voi e veramente buon lavoro in tutti i sensi.