Direttore di Plastic Free, associazione attiva nella lotta contro l’inquinamento da plastica, Lorenzo Zitignani racconta quale ruolo devono assumere oggi le imprese per essere parte attiva del cambiamento, impegnandosi concretamente nel percorso di eliminazione delle plastiche monouso. Con una parola d’ordine: ogni piccolo gesto può fare la differenza.
Massimiliano Colletti:
C’è una fotografia che ha fatto il giro del mondo ritrae un cavalluccio marino in mezzo all’oceano aggrappato con la coda a un coton fioc. La foto l’ha scattata in Indonesia Justin Hofman che con questo scatto ha vinto nel 2017 il Wildlife Photographer of the Year. Perché è una foto che funziona così bene? Perché comunica in modo chiaro un’idea semplice? Quella plastica lì non dovrebbe esserci.
Voiceover:
Voiceover. Storie, buone pratiche, sostenibilità. Un podcast di Camst group prodotto da Melting POD.
Massimiliano Colletti:
Io sono Massimiliano Colletti e oggi vi racconterò la storia di Plastic Free, un’organizzazione che in maniera altrettanto chiara pensa che molta della plastica che produciamo non dovrebbe esistere.
Lorenzo Zitignani:
Sta cambiando la cultura, questo è importantissimo ed è l’unica arma che abbiamo, la cultura, per cercare di invertire un po’ questo trend, anche perché non è che abbiamo molte alternative, non è che abbiamo un pianeta B, cioè o facciamo così o fra un po’ pesci in mare non ce n’è più. Non si scappa, non si scappa.
Massimiliano Colletti:
Chi parla è Lorenzo Zitignani, cofondatore di Plastic Free, associazione di volontariato nata nel 2019 con lo scopo di informare e sensibilizzare sulla pericolosità della plastica.
Lorenzo Zitignani:
Nasce, come tante volte capita, da un incontro praticamente casuale. Io raccoglievo plastica a Lampedusa insieme alla mia compagna. Abbiamo trovato poi una tartaruga spiaggiata che in seguito all’autopsia venne fuori che aveva ingerito 18 kg di plastica. Per cui da lì abbiamo deciso che bisognava fare qualcosa. Nel contempo noto questa pagina appena nata su Facebook, Plastic Free, creata da Luca De Gaetano, un ragazzo di Termini, mai visto, né conosciuto, lo scrivo subito. Ci troviamo, dice guarda io ho quest’idea, io anche. Ci incontriamo a Bologna, facciamo un pranzo e nasce. Lui aveva già creato il logo e tutto quanto, ci siamo incontrati e da lì abbiamo tirato su questa associazione. Perché nasce?
Nasce per sensibilizzare quante più persone possibili sul tema plastica, plastica non intesa come oggetto in sé per sé, plastica è l’unico premio Nobel sulla chimica che abbiamo
in Italia, il premio Natta e per cui la plastica in sé per sé non fa niente, è il rapporto uomo-plastica che ha sbilanciato molto gli equilibri anche della natura. Ne produciamo troppa, ce n’è troppa in giro, non la sappiamo gestire. Il vero problema è che però la gente non lo sa, molti non lo sanno, non è che la buttano per terra perché non lo so, vogliono fare un dispetto, non ci pensano a cosa può creare. Diciamo, se uno è a Bologna mica finisce in mare. No, non è così. Non funziona in questo modo. Pensate che la maggior parte delle nanoplastiche presenti in mare è rappresentata dalla polvere dei pneumatici. Per dirvi che giri può fare. Quindi questo è il primo obiettivo, sensibilizzare. Il secondo dovevamo associare un qualcosa di concreto. E quindi abbiamo iniziato a fare dei progetti. Il primo è stato il progetto Raccolte, quindi questo esercito di maglie blu che praticamente quotidianamente o settimanalmente va a raccogliere e a ripulire parchi, spiagge, montagne, colline, mare in tutta Italia e adesso in buona parte anche dell’Europa e ad oggi abbiamo raccolto, quindi rimosso dall’ambiente, più di due milioni e mezzo di chili di rifiuti. È una cifra spropositata.
Massimiliano Colletti:
Azioni concrete che hanno un effetto concreto dunque ma come si fanno a coinvolgere sempre più persone fino ad arrivare a un cambio di mentalità?
Lorenzo Zitignani:
Allora, innanzitutto cerchiamo di seguire il primo principio dell’associazionismo che è quello di includere e non escludere. Quindi alle nostre raccolte può partecipare chiunque, anche chi non è associato. Questo fa sì che si crea una bella rete. Poi cerchiamo di inglobare quante più persone possibili. In che modo? Uno abbiamo detto sono le raccolte, ma non a tutti piace venire in gruppo a raccogliere i rifiuti degli altri. Allora abbiamo cercato di fare altri progetti come il walking, quindi io faccio delle passeggiate ecologiche e turistiche, tipo abbiamo fatto il walking ‘La via degli dei’, che da Bologna si può andare a Firenze, e abbiamo ripulito tutto quel paesaggio. E l’abbiamo fatto su tutta Italia, creando vari percorsi. Oppure il plogging, per le persone che vogliano fare una corsetta, quindi un po’ di attività, e nel frattempo ripulire i luoghi. Oltre a questo andava associato una parte con i bambini, che sembra una frase fatta ma è il nostro futuro, e una parte emozionale. La parte con i bambini l’abbiamo cavalcata facendo della sensibilizzazione nelle scuole a più livelli, elementari, medie e superiori. I bambini sono delle spugne, io vedo mia figlia a nove anni, quasi dieci, è diventato un trattore, in spiaggia praticamente non passa più niente, cioè se c’è lei e c’è della plastica, la plastica sparisce. E vedo che lo dice anche con i suoi amichetti perché per loro è un gioco, ma è un gioco che diventa quotidianità e diventa consapevolezza. Cioè, quella plastica lì non ci deve stare. Se c’è è sbagliato e quindi la devo togliere. Mia o non mia non importa niente, la prendo e la tolgo. La seconda parte emotiva è quella delle tartarughe, che è un po’ il nostro simbolo. Perché? Perché la tartaruga è un animale millenario ed è probabilmente il primo animale che risente del problema plastica in mare, no? Perché la plastica in mare non si decompone mai. Abbiamo plastica, microplastica, nanoplastica. Quando è nanoplastica entra in catena alimentare. Cosa succede? Che le tartarughe sono miopi. Non vedono bene. Per cui scambiano. Loro sono ghiotte di meduse, e scambiano la plastica per meduse. E quindi abbiamo deciso di provare a difendere questo animale e di tutelarlo. Quindi abbiamo un centro di recupero tartarughe a Calimera, in provincia di Lecce. Collaboriamo con un altro che è il centro Fondazione Cetacea di Riccione. E questi centri le rimettono in sesto, ci vogliono tanti mesi però credetemi è un trasmettere alle persone come l’impatto dell’uomo stia rovinando un animale che esiste da sempre praticamente e questo rimane nella testa delle persone.
Massimiliano Colletti:
Sensibilizzazione e coinvolgimento sono le parole chiave per arrivare a un reale impatto sul pianeta e allora quali sono le azioni a disposizione delle imprese per essere parti attive del cambiamento?
Lorenzo Zitignani:
Allora, noi abbiamo un reparto che è specifico e si occupa proprio delle collaborazioni con le aziende. Abbiamo anche delle aziende che ci sostengono sotto certi aspetti, nel senso che ci fanno donazioni con cui creiamo dei progetti. Dei progetti che vanno dal team building, che servono proprio anche in questo caso per sensibilizzare i dipendenti dell’azienda; ad aziende con le quali creiamo dei progetti per inquinare di meno. Sensibilizzare ma anche per inquinare di meno quindi un qualcosa di più pratico. Abbiamo fatto anche una campagna non solo sulla plastica ma sulla raccolta dei mozziconi che ha avuto un fortissimo successo perché mettevamo tutti i mozziconi di sigarette in questi tubi e quindi le persone vedevano che in un’area di magari 10 metri quadri si riempiva un tubo di sigarette solo di mozziconi. Con le aziende tra l’altro facciamo, quando facciamo questi percorsi, gli facciamo rendere conto anche dell’impatto che può avere semplicemente la bottiglietta d’acqua. Un esempio molto banale, no? Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo preso una bottiglietta d’acqua che abbiamo tenuto lì in ufficio, ok? Se questo lo moltiplichiamo per il numero delle aziende che abbiamo, non dico in Italia, ma in Emilia Romagna, che sto più basso, per tutti i dipendenti, pensate, una bottiglietta al giorno a dipendente. È un impatto ecologico clamoroso. Quindi cerchiamo di spingerle verso una scelta più sostenibile. Perché poi non è solo la bottiglietta, è la bottiglietta, è l’etichetta, è il tappo, è l’involucro, è il trasporto, è il pallet, è la polvere dei pneumatici di cui vi parlavo prima. Guarda ti potrei fare l’esempio dei saponi, di usare saponi biodegradabili e magari non monodose ecco per intenderci, perché anche quello è un impatto molto forte per le aziende che devono fare ad esempio lavaggi di scegliere dei materiali di 100% cotone che non abbiano microfibra in plastica perché anche in questo caso le microfibra non li tengono i filtri delle lavatrici per cui va tutto via e finisce tutto in mare. Le aziende che producono anche che offrono servizi di ristorazione anche in questo caso cerchiamo di dire non date dei bicchieri di plastica è sempre materiale da smaltire non ci stai dietro non abbiamo neanche gli impianti per gestire tutto questo materiale da riciclare. Considerate che in Italia siamo anche abbastanza bravi e ricicliamo circa il 40 per cento ma il dato mondiale parla di 14 per cento e non nulla. La stima è di un camion di rifiuti rovesciato ogni minuto nel mare.
Massimiliano Colletti:
L’ultimo passaggio che voglio fare con Lorenzo Zitignani riguarda la burocrazia che alle volte può mettersi in mezzo anche quando vengono fatte azioni con le migliori intenzioni
Lorenzo Zitignani:
Diciamo che abbiamo riscontrato che in molti comuni soprattutto alle foci dei grandi fiumi, come ad esempio il Po, dove arrivano una quantità di rifiuti molto importanti pur supportandoci hanno il problema dello smaltimento perché ricade su di loro a livello proprio di tassazione. Cioè tutto quel rifiuto che abbiamo raccolto alla foce del Po ricade sul comune che sta alla foce. Quindi anche i sindaci si trovano in estrema difficoltà perché dicono ragazzi noi vogliamo supportarvi, sposiamo appieno la causa, grazie per averlo fatto fino adesso, ma io così sono costretto ad aumentare la TARI. Per cui questo è un problema che abbiamo cercato di fare presente anche presso il Ministero della Transizione Ecologica per evitare che, diciamo, un’azione ecologica diventi poi un problema economico per il cittadino, altrimenti è un cane che si morde la coda. Adesso abbiamo un problema e ne creiamo un altro, questo non è sicuramente l’obiettivo.
Massimiliano Colletti:
Questa puntata finisce qui, da Massimiliano Colletti è tutto, ciao!
Voiceover:
Avete ascoltato: Voiceover. Storie,buone pratiche, sostenibilità. Un podcast di Camst group prodotto da Melting POD.