La lotta contro la violenza inizia (anche) sul luogo di lavoro

Consigliera nazionale di D.i.Re, Donne in rete contro la violenza.

Inclusione e pari opportunità

La lotta contro la violenza inizia (anche) sul luogo di lavoro

In ascolto

Consigliera nazionale di D.i.Re, Donne in rete contro la violenza – associazione nazionale che riunisce 84 organizzazioni sul territorio italiano con l’obiettivo di perseguire l’eliminazione della violenza sulle donne – Mariangela Zanni ci racconta come il cambiamento culturale parta (anche) sul luogo di lavoro e quanto l’indipendenza economica sia vitale per la libertà delle donne da ogni forma di maltrattamento.

Voiceover:

Benvenuti a Voiceover, la serie di podcast prodotta da gruppo Camst per condividere buone pratiche di sostenibilità. Un racconto a puntate di esperienze professionali, di vita o di attivismo, affidato alle voci dei protagonisti.

Mariangela Zanni:

Mariangela Zanni, consigliera nazionale di D.i.Re Donne in rete contro la violenza. Dire, Donne in rete contro la violenza, è l’associazione nazionale che riunisce 84 organizzazioni sul territorio italiano. Organizzazioni che a loro volta gestiscono oltre 100 centri antiviolenza e più di 50 case rifugio. Affiancando ogni anno 20.000 donne nei loro percorsi di uscita dalla violenza. Il nostro è un lavoro complesso che si compone di vari elementi e che si basa sulla certezza che per combattere la violenza maschile sulle donne sia necessario un cambiamento culturale che elimini la visione patriarcale della società. Infatti, il primo punto dello Statuto dell’Associazione sottolinea che è necessario perseguire l’eliminazione della violenza contro le donne, in quanto violazione dei diritti umani e impedimento alla cittadinanza delle donne. È facile intuire come questo ambizioso obiettivo possa essere inseguito efficacemente solo grazie alla collaborazione e al sostegno reciproco di tanti e diversi soggetti attivi a vario titolo nella società, con i quali cerchiamo di creare interazioni positive. Il percorso per rendere le donne completamente libere dalla violenza è ancora molto lungo e il fenomeno della violenza maschile sulle donne è ancora poco conosciuto. Per diffondere la conoscenza e la consapevolezza necessarie a combatterlo è fondamentale intervenire in tutti gli ambiti della vita e il lavoro è cruciale. Crediamo che le aziende possano diventare protagoniste per la realizzazione del cambiamento culturale a cui ispiriamo. Da anni ormai costruiamo relazioni forti con realtà aziendali molto diverse tra loro, accomunate dal desiderio di incidere sul miglioramento della società in generale e delle donne in particolare. Dopo i primi timidi interventi di informazione che ci venivano chiesti all’inizio di questo percorso, oggi anche le aziende investono con progetti interessanti di formazione e di comunicazione, sostenendo anche economicamente le nostre attività. Il rapporto con Camst, ad esempio, si sviluppa nel tempo con varie modalità. Una pubblicazione informativa che racconta la violenza, le sue forme e come uscirne, il supporto ai progetti di inserimento lavorativo per le donne che desiderano un nuovo progetto per la loro autonomia economica. Ogni organizzazione, seguendo le sue peculiarità e i suoi obiettivi di responsabilità sociale, può fare con noi un passo verso la libertà delle donne e di tutta la società. Consentire alle lavoratrici e ai lavoratori di conoscere il fenomeno della violenza maschile sulle donne, oltre ad essere un ottimo strumento di prevenzione, può aiutare a migliorare l’ambiente lavorativo e a far sentire le dipendenti che vivono in una situazione di maltrattamento o violenza meno spaventate dal giudizio di colleghi e colleghe. Ormai le conseguenze che la violenza subita provocano sulle donne sono riconosciute a livello internazionale. È importante che anche nelle aziende si inizi a considerarle e affrontarle correttamente. Può succedere che una lavoratrice che vive in una situazione di violenza perde la concentrazione, fatichi a raggiungere gli obiettivi, non sia più efficace nella sua quotidianità professionale. Non sempre desidera o se la sente di raccontare quello che succede a casa, per cui è fondamentale saper interpretare i segnali impliciti e far sentire accolta la donna anche nell’ambiente lavorativo. Rendere consapevoli le persone, far comprendere quanto sia importante non giudicare, rendere visibili anche le forme di violenza meno raccontate dai giornali, può aiutare sia nella prevenzione che nel contrasto. L’impegno delle aziende si può sviluppare in modi diversi e avere responsabili risorse umane che sappiano rispondere a queste situazioni può fare differenza per molte donne. Creare ambienti lavorativi accoglienti, con persone formate, con materiali informativi rispetto ai numeri utili del Centro Antiviolenza di Riferimento, può far sentire le lavoratrici in un luogo sicuro in cui poter chiedere supporto. Infine, ma non meno importante, un punto fondamentale per i percorsi di uscita dalla violenza è l’autonomia economica. Spesso le donne sono tenute dentro a relazioni violente dall’impossibilità di scegliere una vita diversa, anche in questo ambito le aziende possono mettersi al nostro fianco e contribuire a percorsi di formazione, riprofessionalizzazione, inserimento lavorativo, proprio per consentire alle donne di riappropriarsi completamente delle loro vite. E qui torniamo alla collaborazione con Camst. che insieme alle nostre organizzazioni sul territorio dà nuove possibilità alle donne che desiderano lavorare. Riprendere a lavorare o essere inserite per la prima volta in un contesto aziendale, diventare autonome anche economicamente, è una conquista importante e le aziende in questo possono avere un ruolo determinante.

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