Perché un’azienda sostenibile è anche un’azienda più sana e performante? Pierluigi Stefanini, presidente di Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) e voce autorevole in materia di SDGs, riflette sugli obiettivi di Agenda 2030, soffermandosi sul Goal 17 e mostrando come – attraverso una partnership tra realtà che collaborano in vista di un obiettivo comune – sia possibile bilanciare la sostenibilità economica e sociale con quella ambientale.
Massimiliano Colletti: Il 25 settembre 2015 le Nazioni Unite hanno approvato un piano per lo sviluppo sostenibile. Un piano di azione globale per le persone, il pianeta e la prosperità. Ne avrete certamente sentito parlare, è noto come OSS, Obiettivi di sviluppo sostenibile, o in inglese SDG, Sustainable Development Goals. oppure più semplicemente come Agenda 2030, dove 2030 indica la deadline per il raggiungimento degli obiettivi, il 2030 per l’appunto, tra otto anni.
Voiceover: Voiceover. Storie, buone pratiche, sostenibilità. Un podcast di Camst group prodotto da Melting POD.
Massimiliano Colletti: Io sono Massimiliano Colletti e oggi parleremo dell’Agenda 2030, del poco tempo che ci rimane per portarla a compimento e di come le imprese siano chiamate a intensificare il proprio contributo.
Pierluigi Stefanini: Qui non possiamo scherzare sulla crisi climatica, non c’è permesso. Non a caso il segretario generale dell’ONU in questi giorni pubblicamente ha sottolineato un aspetto molto delicato. La pandemia per due anni e la guerra ora stanno ritardando l’efficacia delle politiche per raggiungere gli obiettivi dell’agenda 2030. Quindi noi abbiamo il dovere assoluto di accelerare questo processo, di impegnarci di più, di essere coerenti ed è difficile per tutti.
Massimiliano Colletti: Chi parla è Pierluigi Stefanini, Presidente di ASBIS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che dal 2016 ha il preciso obiettivo di far crescere nella società, nelle imprese e nelle istituzioni la consapevolezza e l’operatività intorno all’Agenda 2030.
Pierluigi Stefanini: Mi sembra importante sottolineare tre aspetti che caratterizzano quel lavoro che ha richiesto anni di elaborazione. Approccio universale. Dobbiamo avere una visione d’insieme del pianeta e del suo futuro. Un approccio integrato, cioè sapere che se noi vogliamo rispondere al problema del lavoro ai giovani, dobbiamo farlo investendo nell’educazione e nella formazione. Dobbiamo farlo attraverso politiche sociali e sanitarie che siano lungimiranti. Dobbiamo farlo attraverso un investimento fondamentale sulla ricerca, e potrei continuare. Terza dimensione è quella partecipativa, che vuol dire poi rafforzare la democrazia. Altro elemento chiave. Noi abbiamo bisogno, in questa crisi epocale così difficile e complessa, di investire in democrazia.
Massimiliano Colletti: E allora, a che punto sono le imprese con l’Agenda 2030?
Pierluigi Stefanini: è maturato nel tempo e sta maturando nel mondo delle imprese una maggiore consapevolezza, una maggiore disponibilità e anche impegno in questa direzione. C’è da dire una cosa, che questo prevale soprattutto per le imprese di medie e grandi dimensioni, a partire dai grandi conglomerati, dai grandi aggregati finanziari che si occupano di beni di largo consumo, che si impegnano sulle energie rinnovabili e potrei fare altri esempi. Dobbiamo lavorare nei prossimi mesi, nei prossimi anni, per estendere, per approfondire, per coinvolgere in modo più diffuso le diverse tipologie di imprese, quelle minori, anche quelle di un singolo imprenditore, quelle artigianali, quelle dei servizi, quelle che nel mondo agricolo operano attraverso una piccola impresa. Dunque, fare un lavoro di largo raggio usando le grandi imprese, perché questo è un altro punto chiave, perché ogni grande impresa ha a che fare con tanti fornitori di servizi, di prodotti. Dunque, ogni grande impresa si assumerà l’impegno di coinvolgere la rete dei propri fornitori, insieme costruendo progettazione condivisa e comune, beh, questa sarà una leva fondamentale. Infine, un’ulteriore leva decisiva che l’Europa ci sta proponendo, e su questo dobbiamo investire con maggiore rapidità e impegno, di promuovere, e lo sta facendo con ragione veduta, strumenti, misurazioni, stimoli, indicazioni che coinvolgano le imprese e le rendano coerenti. Perché il rischio qual è? che molti impresi dichiarino di essere sostenibili ma poi bisogna vedere se poi effettivamente nei comportamenti quotidiani questa coerenza si manifesta e si afferma e quindi c’è bisogno di costruire anche un sistema di controllo condiviso comune tra istituzioni e mondo privato per fare in modo che questi processi siano credibili, creduti e soprattutto efficaci.
Massimiliano Colletti: Non tutte le imprese hanno le stesse sfide davanti. Quali sono le criticità per una transazione sostenibile a tutti i livelli?
Pierluigi Stefanini: C’è oggettivamente un aspetto che è critico e che va gestito anche questo. Non a caso l’Europa anche qui ci offre un terreno importante quando ha stabilito risorse per la giusta transizione. Cosa vuol dire? Vuol dire che chi opera ad esempio nei settori del carbone o del petrolio ha un compito trasformativo importantissimo e difficile, è molto complesso e dunque la necessità di accompagnare, di favorire questi processi evolutivi, trasformativi, noi abbiamo un obiettivo secondo la carta di Parigi, altro capitolo importantissimo nel 2015, di arrivare a emissioni di zero nel 2050. L’Europa poi dice di arrivare nel 2030 a ridurre del 55% le emissioni in atmosfera e dunque il processo trasformativo per questi grandi aggregati del petrolio, del carbone, e dunque… Faccio un altro esempio che è vicino a questi. Nel 2035 l’Europa dice, e ogni paese è impegnato a raggiungere questo obiettivo, di eliminare dalla circolazione degli automezzi privati in tutti i settori quelli a combustione. Capite cosa vuol dire questo in termini di cambiamento? E di trasformazione del settore dell’automobile e dunque ci sono settori più esposti che hanno bisogno anche qui di avere stimoli, supporti, attenuazioni, mitigazioni degli impatti anche dal punto di vista sociale perché il rischio di perdere posti di lavoro e dunque bisogna trovare la risposta intelligente e giusta per favorire questa trasformazione.
Massimiliano Colletti: Gli obiettivi dell’Agenda 2030 sono ambiziosi e universali e tutti i soggetti in campo, i governi, le imprese e la società civile sono invitati, dall’agenda stessa al punto 17, a lavorare insieme per il raggiungimento degli obiettivi.
Pierluigi Stefanini: Il COL 17 è importantissimo perché, come dire, è il cappello che riassume tutta l’agenda in qualche modo. E cosa dice in sintesi? Che per costruire queste risposte, per raggiungere questi obiettivi, per contribuire a questa trasformazione, occorre un investimento fondamentale nella partnership, nella collaborazione, nella condivisione, nella cooperazione, sottolineo. Ed è evidente quindi che le grandi imprese hanno una responsabilità importante. Non a caso l’Europa sta emanando una nuova direttiva dedicata a misurare, attraverso una dovuta diligenza delle medie e grandi imprese, come loro si comportano con i loro fornitori, con le loro catene del valore, rispetto ai diritti umani e alla salvaguardia e tutela dell’ambiente. fare in modo che le loro politiche siano coerenti, siano misurabili, siano adeguate a corrispondere a queste necessità. Sui diritti umani ancora abbiamo in tante parti del mondo situazioni gravi di sofferenza, di sfruttamento, di difficoltà, di disumanità e allora qui c’è il compito, e in capo a tutti, non è che e può farsene carico solo qualcuno. Dobbiamo tutti insieme costruire risposte, ognuno per la sua parte, per avere diritti umani davvero coerenti con le carte fondamentali che fu approvata poco dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Massimiliano Colletti: Bene, anche per questa puntata è arrivato il momento dei saluti. Da Massimiliano Colletti è tutto. Ciao!
Voiceover: Avete ascoltato: Voiceover. Storie,buone pratiche, sostenibilità. Un podcast di Camst Group prodotto da Melting POD.