Ragazzi interrotti

Ilaria Iacoviello, giornalista SkyTg24.

Inclusione e pari opportunità

Ragazzi interrotti

In ascolto

Giornalista e conduttrice per SkyTg24, si occupa soprattutto di scuola e sociale ed è autrice e curatrice del format “Ragazzi interrotti”. In questo podcast racconta la vita e le difficoltà di bambini e ragazzi durante la pandemia, sottolineando il valore della scuola come strumento non solo di apprendimento ma anche di socialità, relazione e riscatto.

Voiceover:

Benvenuti a Voiceover, la serie di podcast prodotta da gruppo Camst per condividere buone pratiche di sostenibilità. Un racconto a puntate di esperienze professionali, di vita o di attivismo, affidato alle voci dei protagonisti.

Ilaria Iacoviello:

Ilaria Iacoviello, giornalista di Sky TG24. “Mamma, oggi a scuola mica mi è piaciuto tanto come ho mangiato. Le polpette erano buone, le zucchine così così, mentre la pasta no, non ci siamo.” “Mamma, oggi tutto buonissimo, stai tranquilla, non mangio di nuovo a casa, così tu, che già non cucini bene, sei salva.” Mio figlio Francesco in cucina non fa sconti a nessuno e come lui i suoi compagni, che già dai primi giorni di scuola, oltre a quale parco scegliere per andare a giocare a pallone, commentavano cosa c’era per pranzo e cosa avrebbero voluto mangiare. Certo, sarebbe bastato fargli vedere l’app relativa ai menù giorno per giorno, ma poi sai che discussioni. Comunque, non ci avevo mai fatto caso prima d’ora, o almeno non in maniera così evidente, ma la mensa è davvero uno degli argomenti che unisce di più i bambini. Non so se sia così anche nelle vostre classi, nelle vostre scuole, ma da noi è davvero un must. Sì, perché per loro rappresenta la quotidianità, il loro modo di essere protagonisti in quelle che a noi sembrano magari piccole cose. E così le immagini ai loro banchi a guardare zucchine e carote, pasta al pomodoro, polpettine al sugo e chissà cos’altro. In tempi di Covid basta anche questo per ritrovare a fatica quella normalità che solo un anno e mezzo fa sembrava irrimediabilmente perduta. Eppure i propri bambini per primi ci hanno insegnato che si può trovare il bello nelle piccole cose, nonostante DAD, mascherine, distanziamenti. Già l’igienizzante e tutte le nuove parole che abbiamo imparato a conoscere. Mi è capitato molto spesso di guardarli in fila con le loro mascherine sia all’entrata che all’uscita da scuola, come mi è capitato molto spesso di essere ripresa da mio figlio se avevo la mascherina un po’ abbassata. Pensate a quanto maturi possano essere i bambini e pensate a quanto maturi si siano dimostrati i ragazzi negli ultimi anni. Ad esempio nei confronti dei vaccini, tema sul quale li ho sentiti più volte commentare anche con i loro genitori che tanto convinti non erano, “anche noi dobbiamo fare la nostra parte e quindi ci vacciniamo”. E dire che per mesi sono stati additati come responsabili o fra i responsabili del contagio, mesi che per loro, non solo per gli adulti alle prese, ad esempio con lo smart working, sono stati difficilissimi, mesi che a Sky TG24 abbiamo raccontato, con una trasmissione dal titolo quanto mai significativo, ‘ragazzi interrotti’. Interrotti nella loro socialità, nello sport, nella fiducia verso il futuro, nella strada da intraprendere, nelle scelte da compiere. Inutile dire che questi anni di pandemia ci devono far riflettere e devono essere uno sprone per non ripetere gli errori del passato e per ricominciare con molta più consapevolezza. E se parliamo dei ragazzi, non possiamo non partire dall’importanza della scuola, che deve tornare, in realtà lo sta già facendo; al centro, al centro del dibattito politico, ma anche al centro di un sistema sociale dove i giovani devono finalmente essere protagonisti. Perché la scuola ha un valore che va oltre i libri scolastici e le lezioni di italiano, matematica e scienze, la scuola è vita e anche riscatto. Penso ad esempio ai ragazzi delle periferie, ma non solo, per i quali il contatto con i professori molto spesso ha fatto la differenza. Mi bastava parlarci anche a ricreazione di qualsiasi cosa, guardarli negli occhi per sentirmi importante. Questo mi ha raccontato un ragazzo che durante la DAD ha deciso però di abbandonare la scuola venendo proprio a mancare quel rapporto con i professori che per lui e tanti altri era fondamentale. Guardarsi negli occhi è diverso che guardarsi negli occhi attraverso un computer, perché la scuola è una seconda famiglia oltre alla famiglia e rischi di perderti se non ritrovi la strada giusta, quella condivisione che va al di là dell’aula. Così come è accaduto a molti, dato che il nostro paese in tema di abbandono scolastico, sebbene i dati 2020 siano in lieve miglioramento rispetto al 2019, soprattutto nel mezzogiorno, continua ad essere il quarto in Europa relativamente a questo fenomeno. Siamo al 13%, ancora lontani dagli standard europei del 10%, un fronte su cui bisognerà lavorare assieme alla lotta alla povertà educativa. Sempre più bambini e adolescenti mostrano infatti elevati segni di disagio sociale, relazionale e comportamentale. A colpirmi sono stati soprattutto i dati relativi alla bulimia, ai fenomeni di autolesionismo, ai tentativi di suicidio causati da ansia, stress e depressione. Per quanto riguarda la bulimia, ad esempio, nel periodo più critico dei contagi, nel primo anno dunque dallo scoppio della pandemia, i ricoveri nelle strutture che accolgono ragazzi con disturbi alimentari sono cresciuti esponenzialmente. “Ho sempre avuto uno strano rapporto con il cibo” mi ha confidato una ragazza. “I primi disturbi sono nati quando ero alla scuola media, poi fortunatamente con l’aiuto della mia famiglia le cose sono cambiate. Ma chiusa nelle quattro mura della mia camera durante il lockdown, ho iniziato a sentirmi sola, avevo bisogno di trovare un modo per sfogarmi. Il cibo per me aveva una doppia veste. Da una parte era un rifugio, un porto sicuro, dall’altra un nemico. Alcuni giorni tendevo ad abbuffarmi, ne sentivo il bisogno perché in questo modo mi sentivo più tranquilla. Poi però arrivavano i sensi di colpa e quindi mi costringevo a diete ferree”. Il racconto di questa ragazza non è, come potete immaginare, un caso isolato. In questi anni ai ragazzi è mancata molte volte la terra sotto i piedi. Ecco perché bisogna ripartire dai giovani, ascoltarli, loro che hanno mostrato, nonostante tutto, una grande resilienza. Loro, che nonostante la DAD, con felpe o addirittura pigiami come nuove divise, non si sono persi d’animo, cercando laddove non era possibile avere un computer, ad esempio, di seguire le lezioni col telefonino, combattendo in molti casi con la connessione, lottando contro quel senso di solitudine che prima o poi Lontano dai compagni, dalla solita routine, da tutto quello che prima era il tuo mondo ti assale, senza dimenticare l’amore che tutto può, anche a distanza. Pure le coppie si sono ingegnate. C’è chi ha fatto i compiti in videochiamata, chi si è sintonizzato per vedere assieme le serie televisive, chi ha organizzato sui social anche feste di classe o d’istituto. Whatsapp, Houseparty, Meet, Instagram. Il tempo è passato così. Un tempo che adesso non va sprecato. Insieme agli oltre 17 miliardi previsti per l’istruzione dal PNRR è necessario, lo ripeto ancora una volta, investire sui giovani per dare ai ragazzi il futuro che meritano, per dare al nostro paese il futuro che meritano.

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